LA SCALA IN LEGNO

photo credits: © Pezo von Ellrichshausen

La scala in legno è una metafora implicita della nostra attuale situazione.

Pezo von Ellrichshausen

In una remota fattoria ai piedi delle Ande condividiamo il nostro esilio volontario insieme ad una famiglia di carpentieri locali, occupandoci con minuzia della costruzione di un chiostro.

 

La struttura in cemento armato è ruvida, imprecisa, con la naturale impefezione delle cose fatte a mano. Le scale in legno sono diventate testimonianza della presenza dell’uomo. La modestia di queste costruzioni non sta tanto nelle irregolarità di chiodi e tagli, ma nel modo in cui esse stesse scompaiono dietro ai tanti tagli e chiodi delle cassaforme circostanti.

 

Ogni singola scala è unica, ognuna è chiamata ad assolvere un particolare compito. Sono letteralmente e metaforicamente un mezzo per elevare la nostra volontà. La loro struttura piuttosto schematica – una coppia di travi parallele con una sequenza regolare di tavole trasversali – è di per sé un passaggio ideale. E tuttavia non c’è solo la transizione da A a B, o la proiezione corporea delle nostre dimensioni (la larghezza è data dalle spalle, la pedata dal piede, e quella del corrimano dalla mano) ma lo sforzo stesso della transizione. Più peso sostiene, più resiste all’attrito.

 

Vista la durata dei lavori in cantiere, questi basici manufatti sono diventati un pò più leggeri, i loro bordi sono più morbidi, erosi dalle stesse mani che li hanno improvvisati come tacita risposta alla gravità.